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Eurostat, nel 2025 boom di anziani in Italia


By: Unknown
Il Corriere della Sera, February 2, 2002

 

E nel 2050 il numero di lavoratori raggiungerà i livelli del 1885.

Il più forte calo di popolazione attiva della Ue: -7,5% rispetto alla media del -4,4%. Maglia nera a Liguria e Piemonte

ROMA - Sarà l'Italia a registrare, tra il 2010 e il 2025, il più forte calo della popolazione attiva tra i Paesi dell'Unione Europea. Quando, infatti, usciranno dal mondo del lavoro le generazioni del «baby boom» del dopoguerra, la forza lavoro subirà un calo pari al 7,5% su scala nazionale, con punte del -15,7% e del -14,3%, rispettivamente in Liguria e Piemonte.

A renderlo noto è Eurostat, l'ufficio statistico della Ue nel rapporto sullo sviluppo delle forze lavoro regionali nell'Unione Europea, il quale evidenzia come aumenterà sempre di più sulla popolazione attiva la «pressione grigia», cioè quella della popolazione passiva anziana, rispetto alla «pressione verde» che, invece, si allenterà grazie ai più bassi tassi di crescita demografica.

LE PREVISIONI - A parte poche eccezioni, a partire dal 2010, si interromperà la crescita della popolazione attiva dell'Europa dei Quindici, che nel '95 risultava pari a 169 milioni di unità. Se perdurerà l'attuale trend demografico, la forza lavoro crescerà fino al 2010 a 183 milioni per poi cominciare a diminuire fino a raggiungere nel 2050 gli stessi livelli del 1885, quando i lavoratori erano 154 milioni.

NELLA UE - La diminuzione della popolazione attiva, secondo Eurostat, sarà comunque contenuta da un crescente tasso di partecipazione dei cosiddetti «giovani adulti», cioè le persone nella fascia d'età tra 55 e 64 anni. In punti percentuali, nella Ue l'incremento tra il 1995 e il 2010 sarà dell'8,2% (3,8% tra il '95 e il 2000 e 4,3% tra il 2000 e il 2010), mentre nel periodo 2010-2025 si registrerà un calo del 4,4%.

GLI ALTRI - Oltre all'Italia, la più elevata diminuzione della popolazione attiva si registrerà in Germania e in Spagna, con un calo pari, per entrambe, al 6,6%. Le uniche eccezioni saranno costituite dall'Irlanda, dove la forza lavoro si manterrà stabile, dal Portogallo (+1%), Svezia (+1,3%) e Lussemburgo (+4,6%).

IN ITALIA - In Italia, l'aumento tra il '95 e il 2010 sarà pari al 4,7% (3,3% tra il '95 e il 2000 e 1,4 tra il 2000 e il 2010). Quanto all'andamento delle diverse regioni italiane, spicca il trend negativo, anche nel periodo '95-2010 in cui si registra un processo di crescita generalizzato, di Liguria (-5,9%) e Piemonte (-3,2%). Sempre negli stessi anni, l'aumento più consistente è previsto in Molise con il 23,3%, seguito, a distanza, da Puglia (14,5%) e Sicilia (14,1%). Nel complesso, a crescere a ritmi più sostenuti sono le regioni meridionali, ad eccezione della Campania.

 


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